berlino
“Ti ricordi, quel tempo, quando era il silenzio del potere?
Ti ricordi, quel tempo, quando pensavamo che fosse
il silenzio del potere?
Viaggiammo in treno per un’ora attraverso il silenzio.
Mentre invece avremmo potuto camminare per cinque minuti o
volarne due in uccello, diciamo.
Al posto di quei sette minuti ci mettemmo quell’ora in treno, in cui
ci accompagnava il silenzio.
Il silenzio o suo fratello, lui, o sua sorella.
Quel tempo, quando il silenzio del potere ci dava a intendere certe cose.
Quel tempo, quando non potevamo sapere ciò che sapevamo da tanto, e
anche quello era solo affermato.
Quel terrore della parola, quella piccola paura di sapere
che non significa assolutamente niente.
No, io non scrivo.
No, io non canto.
No, io non taccio.
La mia strada tace sotto gli stivali del silenzio.
La mia città tace sotto la furia della nuova ricostruzione. [...] “
(da Vineta di Uwe Kolbe – fonte)
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A che serve abbattere i muri esterni se poi ci trinceriamo dietro muri interni, quando a nessuno vogliamo far vedere il nostro dolore, il nostro sentirci giudicati, il nostro sentirci in difetto o in torto, nei confronti di se stesso o della vita o dell’altro???….
Che si abbattano i muri delle differenze ma che non si costruiscano muri di paure, i muri esterni si possono abbattere, ma quelli interni come possono cadere????