i nostri disegni. i tavoli vicini per fare il largo. la tovaglia più grande per non lasciarsi perdere. i discorsi notturni. su e giù. la cornice si spande sotto i piedi distesi. le volte ad avvicinare il senso di protezione. un buio bucato. dai fori soave si protrae la leggerezza. aprire le braccia. e incominciare a vedere. i fiori amati. i petali ancora attaccati. un vento. e poi i capelli sciolti per capire dove dobbiamo andare.
ancora non fanno festa. le rondini rimangono sulla finestra. come piume, volano batuffoli. oggi nulla sembra fare rumore. cento fogli bianchi da un lato, sopra la scrivania che affianca la mia postazione. una finestra spalancata e un taglio netto tra la linea della terra e quella del cielo. nient’altro da vedere. forse una strada. bianca anch’essa. n’è principio, né fine. una vita. oggi è così. ho voglia di sentirmi lontano. un passo verso il tempo perduto. in un angolo. ad accogliere l’urlo del cuore.
“ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felice, una vita tranquilla, appartata, in campagna, con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare e che non sono abituate a ricevere, e un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità, e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. questa è la mia idea di felicità, e poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse, cosa può desiderare di più il cuore di un uomo.”
(dal film “Into the wild“)
a volte saltare nel vuoto serve ad ascoltare. non riuscivo a dormire, passata l’una di notte forse anche le due. qualche pensiero da leggere che arriva inaspettato. lasciarli andare. “surfeggiare”. eppure non ho preso caffè oggi. forse un thé. é così che accendo di nuovo la tv. sta appena iniziando un film. non ho voglia di stare ancora qui. ma la musica degli U2 mi fa riconoscere la scena iniziale di The Million Dollar Hotel. un film che ho visto circa dieci anni fa. di cui non ricordavo il principio. la corsa, il salto nel vuoto e poi? c’è Tom che mentre vola si ascolta dicendo…
… la vita è perfetta, la vita è il massimo, è piena di magia, di bellezza, di opportunità, e di televisione, e di sorprese. tante sorprese, sì! e poi c’è quella cosa che tutti vogliono tanto ma che riescono a provare solo quando non c’è più. tutto questo mi ha colpito, perché forse non si riesce a capirle bene certe cose quando si è ancora, insomma, vivi! si potrebbe dire che la mia vita è cominciata soltanto due settimane fa. cioè quando ho perduto il mio migliore amico Izzy e ho trovato Eloise. oh Eloise! lei era una cosa per cui valeva la pena di vivere… e quindi, anche una cosa per cui morire! qualcuno dice che era solo una puttanella scema, ma, io sapevo che non era scema. qualsiasi altra cosa Eloise fosse o non fosse, a me non importava, lei era l’amore della mia vita! anche se io non ci avevo mai scambiato una parola, ancora!” (fonte)
per vedere il video dovete accedere al link su youtube. fino alla fine.
ascoltare l’anima. la forza che dona. la gioia. la danza. perdersi. lasciarsi trasportare dalla bellezza. un disegno. i colpi di schiuma. ascoltare. il verso degli occhi ondeggianti. ascoltare la distanza. i muscoli labiali. le dita fuori dall’abitudine. la trasmissione dei pensieri celati da tutte le carezze. fino a notte fonda.
un bocciolo. galleggia indisturbato orizzontalmente. e piano piano si fa avanti. estasiante la sua bellezza. la sublime analogia con quanto accade. decorare la scena pensando al primo atto. l’armonia amplifica il dettato. la prima parte della storia non ha un cantato. la natura. la sua infinita varietà. lo sfondo pastello in una proporzione azzeccata. un pittore sullo sfondo ci ritrae. senza vesti. imitare la vita. tutti i cristalli che ne rilevano la dolcezza. lasciar cadere, senza lasciarsi andare. per una volta. una sola volta. ho grumi di ragione. ho fame. ho ancora fame. languide notti. e un riflesso mi porta calore.
“e se guardo bene il mondo m’accorgo presto di quello che sei,
sei una che tira fuori la sua verità e non la sottointende
e non hai spine per potere pungere quando qualcuno scopre quello che sei,
solo petali di rosa da donare a chi sai.
così vai via
colomba tu vai via
e se domani chiedo dove sei finita, così sparita,
rispondimi che va bene anche se non ho avuto il coraggio di volare via con te. [...]”
(da “vola lontano” di ivan segreto)
il sentimento misto. un vulcano senza filtri mi vomita addosso. un lago di sensi inuguali. tra le parole gentili e il mio essere a volte diverso. quel che sono è anche questo. ma non voglio accada per un nuovo giorno. disimparare. ricominciare. intanto le parole fanno strada nel mio regno. si incuneano quasi inosservate. trovano facilmente possesso. i miei nuclei restano fermi ad aspettare che la pazzia prenda il sopravvento. si sentono i colpi. il dispiacere per parametri non propri di una evoluzione. le spine trafiggere il petto. a volte il cuore pesa. ma ci sono le parole. quelle che hai lasciato sopra un mucchio di rose. quelle che si perdono al leggero soffio del vento che spira dal mare. quelle che cadono di nuovo sopra il viso. a dare colore. ad un giorno che non vuole finire.
“i will
lay me down
in a bunker
underground
i won’t let this happen to my children
meet the real world coming out of your shell
with white elephants
sitting ducks
i will
rise up
little babies eyes, eyes, eyes, eyes
little babies eyes, eyes, eyes, eyes
little babies eyes, eyes, eyes”
(“i will” dei radiohead cantata da thom yorke)
puro. lo stato liquido di un sentiero gassoso. il selciato segnato. il buio dentro la voragine. sul filo tra i monti. senza nulla tra le mani. in equilibrio. tra l’attesa e la festa. e poi c’era una volta. le pagine segnate. ai multipli di dieci. puro. ballare per ore ed ore. un salto. un tratto chiaro. con cui il bianco colora i suoi angoli. la spiaggia spoglia. le ali ferme sopra un ramo. tutte le tonalità del cielo. le viole. i violini. una sera. e poi la quiete.
“un passo dopo l’altro
capirai
ed il mio lento canto
vestirà
le tue paure
con la libertà
una storia è vera
quando se ne va…”
quando la bellezza traspare in un battito da ultimo secondo. la flessione del corpo. un pasto senza contorno. la viva solitudine. la viva esperienza d’amore. il verde acceso che lascia la sua ombra sparire. la sabbia leggera sorvolare. non sembra finire. un adagio. il suono partire. gabbiani colorati in ogni parte del cielo. senza direzione. il tramonto si riveste dei giorni migliori.
“Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore”
(tramonto di giuseppe ungaretti)
oltre. una scatola chiusa. i mille pezzi di un puzzle che ha perso la sua immagine finale. oltre. il respiro inquieto di un giorno normale. oltre. uno sguardo diverso che sembra restare. oltre. le stanze ed un cortile. oltre. il senso di un silenzio. la sua follia. gli scatti inconsulti del corpo, come un singhiozzo che spezza le parole. sento nuovi versi. sento lo stretto confine tra passione e depressione. lo scroscio di un filo d’acqua. l’alta sorgente. un tuffo nel mezzo di un vuoto incostante. i ritagli. i fotogrammi passare. oltre. le braccia conserte. oltre i vestiti da spolverare. un pezzo di strada. tre biglietti in mano. una nave. per venirti a trovare. sono visibili le macchie, le pieghe formate dal veloce orologio. ma ho dentro l’ardore. il vivace fuoco che perdona l’errore. stringo le mani. sulle gambe ricurve. abbasso lo sguardo e chiudo il mio cerchio. per rotolare verso lo spazio che solo tu. hai saputo cambiare.
“il avait un air très doux,
des yeux rêveurs un peu fous
aux lueurs étranges.
comme bien des gars du Nord,
dans ses cheveux un peu d’or,
un sourire d’ange.
j’allais passer sans le voir
mais quand il m’a dit bonsoir
d’une voix chantante,
j’ai compris que, ce soir-là,
malgré la pluie et le froid,
je serais contente.
il avait un regard très doux.
il venait de je ne sais où. [...]“