immerso in un verso. in una striscia di mare. in uno scorcio di sogno quotidiano. lo spiraglio per la corrente. nascono fiori in ogni parte del prato specchiato. sugli scogli. i diamanti nascosti. i mucchi di ricordi sospesi sopra la banchina. la mia vita in un pugno fragile. l’equilibrio inuguale. e mi perdo. il sole batte forte sul petto. a volte non mi lascia vedere. e allora torno indietro e mi riconosco. ma la nave sta per salpare. la nave sta per salpare. ed io, benché non sia un marinaio … non so aspettare… il mare saprà accogliere il mio vagare.
“e ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi
emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä.”
(da “creuza de mä” di Fabrizio De Andrè)
ieri il toro, non è riuscito ad arrivare alla serie A. sarà per il prossimo anno. ne sono certo. soffriremo ancora un pò. ma il giorno ha comunque un colore diverso oggi. è successo qualcosa che lo ha tinto di te. dei risvegli insoliti ad un tempo, il primo, fatto di abbandoni. dormi.
“mentre dormi ti proteggo
e ti sfioro con le dita
ti respiro e ti trattengo
per averti per sempre
oltre il tempo di questo momento
arrivo in fondo ai tuoi occhi
quando mi abbracci e sorridi
se mi stringi forte fino a ricambiarmi l’anima
questa notte senza luna adesso
vola.. tra coriandoli di cielo
e manciate di spuma di mare
adesso vola [...]“
(da “mentre dormi” di max gazzè)
c’è questo oggi. tutte le composizioni desiderate racchiuse dentro una scultura di diamanti. i contorni. le statue diverse e senza stile. intorno. arrotondate. non ben definite. non si distinguono. la mente attiva impegna la sua esistenza. ondeggiante. il ghiotto pasto. un solo sguardo. i polsi e i fianchi a coprire di letame il nudo tempo. il nostro. e poi crescere. voltarsi in ogni spazio per riconoscersi stabili nel disequilibrio. nuovo. tutto nuovo. oggi è così. domani ancora di più.
“e ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te. [...]“
(da “e ti vengo a cercare” di franco battiato)
e rido perché penso a cosa c’è dietro un sogno. di quanto sia semplice la nostra storia. a cosa c’è dietro l’essere il resto. e divenire protagonista. essere sempre quello che non si muove. e restare in continuo movimento. e rido. di tutto ciò che non ha strade al centro. di tutto quello che non ha troppo da spiegare. dei sorrisi dolci. delle espressioni lievi sopra la pelle. le carezze morbide sfiorano il petto. ancora tutti i pezzi all’aria. ogni giorno. nuovo come mai. e rido di me. dei miei perduti percorsi, tra le cose che non capirò mai. e rido del coraggio di ogni linea immaginaria che divide il tempo. la maniera trita. il fermo star alto del fiore che trovo. nell’angolo asciutto che fa spazio al nuovo. ovunque. ovunque tu sarai.
“vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
vedi cara, tutto quel che posso dire
è che cambio un po’ ogni giorno, è che sono differente.
vedi cara, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già…
vedi cara, certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
vedi cara certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
vedi cara le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi con dovuta proprietà.
vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già. [...]“
(da “vedi cara” di francesco guccini)
eppure è solo lunedi. i soliti quadri appesi. le solite curve. ma una storia nuova da raccontare. i soffitti dipinti di un acceso colore, l’eleganza dei passi. di danza. la superficie del suolo riscalda. svanisce l’ombra. si intrecciano foglie e fuoco. un canovaccio appeso. a raccontare. il prossimo giro in cui giocare.
“i’ve been holding out so long
i’ve been sleeping all alone
Lord I miss you
i’ve been hanging on the phone
i’ve been sleeping all alone
i want to kiss you [...]“
(da “miss you” dei rolling stones)
i nostri disegni. i tavoli vicini per fare il largo. la tovaglia più grande per non lasciarsi perdere. i discorsi notturni. su e giù. la cornice si spande sotto i piedi distesi. le volte ad avvicinare il senso di protezione. un buio bucato. dai fori soave si protrae la leggerezza. aprire le braccia. e incominciare a vedere. i fiori amati. i petali ancora attaccati. un vento. e poi i capelli sciolti per capire dove dobbiamo andare.
a volte saltare nel vuoto serve ad ascoltare. non riuscivo a dormire, passata l’una di notte forse anche le due. qualche pensiero da leggere che arriva inaspettato. lasciarli andare. “surfeggiare”. eppure non ho preso caffè oggi. forse un thé. é così che accendo di nuovo la tv. sta appena iniziando un film. non ho voglia di stare ancora qui. ma la musica degli U2 mi fa riconoscere la scena iniziale di The Million Dollar Hotel. un film che ho visto circa dieci anni fa. di cui non ricordavo il principio. la corsa, il salto nel vuoto e poi? c’è Tom che mentre vola si ascolta dicendo…
… la vita è perfetta, la vita è il massimo, è piena di magia, di bellezza, di opportunità, e di televisione, e di sorprese. tante sorprese, sì! e poi c’è quella cosa che tutti vogliono tanto ma che riescono a provare solo quando non c’è più. tutto questo mi ha colpito, perché forse non si riesce a capirle bene certe cose quando si è ancora, insomma, vivi! si potrebbe dire che la mia vita è cominciata soltanto due settimane fa. cioè quando ho perduto il mio migliore amico Izzy e ho trovato Eloise. oh Eloise! lei era una cosa per cui valeva la pena di vivere… e quindi, anche una cosa per cui morire! qualcuno dice che era solo una puttanella scema, ma, io sapevo che non era scema. qualsiasi altra cosa Eloise fosse o non fosse, a me non importava, lei era l’amore della mia vita! anche se io non ci avevo mai scambiato una parola, ancora!” (fonte)
per vedere il video dovete accedere al link su youtube. fino alla fine.
puro. lo stato liquido di un sentiero gassoso. il selciato segnato. il buio dentro la voragine. sul filo tra i monti. senza nulla tra le mani. in equilibrio. tra l’attesa e la festa. e poi c’era una volta. le pagine segnate. ai multipli di dieci. puro. ballare per ore ed ore. un salto. un tratto chiaro. con cui il bianco colora i suoi angoli. la spiaggia spoglia. le ali ferme sopra un ramo. tutte le tonalità del cielo. le viole. i violini. una sera. e poi la quiete.
“un passo dopo l’altro
capirai
ed il mio lento canto
vestirà
le tue paure
con la libertà
una storia è vera
quando se ne va…”
oltre. una scatola chiusa. i mille pezzi di un puzzle che ha perso la sua immagine finale. oltre. il respiro inquieto di un giorno normale. oltre. uno sguardo diverso che sembra restare. oltre. le stanze ed un cortile. oltre. il senso di un silenzio. la sua follia. gli scatti inconsulti del corpo, come un singhiozzo che spezza le parole. sento nuovi versi. sento lo stretto confine tra passione e depressione. lo scroscio di un filo d’acqua. l’alta sorgente. un tuffo nel mezzo di un vuoto incostante. i ritagli. i fotogrammi passare. oltre. le braccia conserte. oltre i vestiti da spolverare. un pezzo di strada. tre biglietti in mano. una nave. per venirti a trovare. sono visibili le macchie, le pieghe formate dal veloce orologio. ma ho dentro l’ardore. il vivace fuoco che perdona l’errore. stringo le mani. sulle gambe ricurve. abbasso lo sguardo e chiudo il mio cerchio. per rotolare verso lo spazio che solo tu. hai saputo cambiare.
“il avait un air très doux,
des yeux rêveurs un peu fous
aux lueurs étranges.
comme bien des gars du Nord,
dans ses cheveux un peu d’or,
un sourire d’ange.
j’allais passer sans le voir
mais quand il m’a dit bonsoir
d’une voix chantante,
j’ai compris que, ce soir-là,
malgré la pluie et le froid,
je serais contente.
il avait un regard très doux.
il venait de je ne sais où. [...]“
un palmo di mano su di un tasto nero. cambia l’aria. i costumi appesi nella stanza dei vecchi pensieri. un prato. io disteso. le tracce di una primavera che stenta a farsi luce. il chiarore del mattino. alzarsi presto. tirare giù una riga tra tutti i punti di chi ne è protagonista. si disperdono le forme. le volte sembrano alzarsi fin dove non piove. il volo radente. i fiori rossi. il movimento fluttuante di un ramo al passo del vento. i fiocchi di polline. i mille disegni che scorgo sopra la voce della natura. stretto, seduto su un bordo. un richiamo stridulo. copro le orecchie. e non mi sembra vero. passeggio da fermo. su un cornicione in legno. che attraversa il mare. le braccia aperte. a trovare l’equilibrio. a farmi attraversare. dal profumo del lento accadere.
“e intanto le tue dita
tessevano parole
così senza fatica
e senza far rumore [...]“
(da “senza far rumore” di daniele silvestri)