quel qualcosa

il vento aiuta il flusso dei pensieri. la fetta di tempo in cui si scalda il nostro corpo. in cui le strade battono colpi sui piedi scalzi. il vento trascina le cose. le foglie ancora verdi lasciano vedere il dorso. il verde melograno. la terra che apre le sue braccia. gli arditi vuoti. finalmente la visione del vuoto. del non confondere il fine con il mezzo. errore fatale. non esistono vittorie. non esistono sconfitte. se non esistono ossessioni e desideri. ma il pensiero amorevole per qualcosa. quel qualcosa accadrà.

la quiete

la quiete. il coordinato agire che diventa pace. si sogna in modo regolare. l’evoluzione. il movimento continuo del cuore. le strade percorse ancora da accarezzare. si piegano gli alberi. si rivestono i frutti. la quiete. l’orologio fermo sul davanzale. i nostri fogli bianchi. i colori appesi. quasi a doverli aspettare. i desideri costeggiano l’anima. non sono ossessioni. sono la vita che lenta penetra le vene. rende tutto normale. semplice. ma caparbio e tenace. il cammino ancora distante. ma visibile. la quiete e la sua sete.

il prossimo

è da domenica che rifletto su questa lettura.

Vangelo Lc 10,25-37
Chi è il mio prossimo?
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così»

per il mare

leggero. il movimento impavido. il rumore materiale cadente. nulla è più uguale. tutto il mare. riempie il vecchio star male. di gioia e di visione. di solito navigare. per il mare. senza paure. per il mare.

girare e girare

girare e girare. dentro gli spazi che il cuore sa lasciare. e poi voltarsi e non capire perchè a volte le parole non possono bastare. camminare e camminare. lungo i soliti bordi che ho descritto troppe volte come ultimi sentieri. i tasti accesi. il mare che lento trascina le cose. i giorni distesi. le spiagge affollate. il rumore delle voci. il rumore dei colpi ad un pallone. girare. camminare. provare a correre. dentro le pareti. non più bianche di questo nostro viaggio. che sa di storie. che sa di foto mischiate alle poesie. di tempi. di venti. di libri. di me. di te.

sussurrare

sussurrare. guardare in alto e provare ad alzare la voce. sussurrare. ricoprirsi di foglie cosparse di miele. la serena quotidianità. quella che ritrovi dentro un paio di finestre, una porta e un pezzo di terra con dentro i frutti per la vita. sussurrare la semplicità. il ritorno. i vicoli aperti alle cose comuni. un saluto. un abbraccio. una poesia. scende tutto dentro le vene. come rami che reggono il corpo. e il sangue trattiene l’ardore. e il sangue trattiene il tuo odore.

allora ascolto

è come venire. e poi ripartire. un quadro di spazi. le cornici saldate. i fori perfezionati dalle labbra. allora ascolto.

il colore dell’inquietudine

in divenire. la strada battuta dai colpi di mano. in divenire. l’ombra della luce posarsi sul fianco. in divenire. le foglie accostate ad un mucchio di sogni senza forma. in divenire. metamorfosi di una visione. ecco cosa c’è. tornare alla tradizione. il racconto da ripetere senza conoscere. in divenire. il soffio di schiuma che lascia la scia. essere qui. tra questa sorprendente varietà di forme. ed una, una soltanto. sa raggiungere gli angoli. e in essi le parole. e in essi i silenzi. e in essi. le curve e tutti i rischi. in divenire. la sensazione magica, di un magico vivere. e l’inquietudine. le donerà colore.

un pugno di versi

le mani tese. le matite appoggiate sul tavolo. appena aguzzate. i libri in pila. un colpo di vento. le parole che non sento. i fogli arsi dalla solita mano. il poco verde. dietro le spalle. punge le ali. scivola quel che resta. lo leggo nel volto ancora presente. il calore che avvolge le coperte. le sedie vuote. le buste vuote. un cartone che divide. i tempi diversi. coricarsi. i titoli dei film. fino alla fine. un pugno di versi. un pugno di nuovi versi è ciò che mi manca.

e poi, domani.

e nella nebbia. i fuochi si intravedono. si sente il vento trascinare le paure. lasciamole cadere. in questo nostro profondo ardore. il tempo, si il tempo ci saprà curare.

“Vengano infine le alte allegrie,
le ardenti aurore, le notti calme,
venga la pace agognata, le armonie,
e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
Che vengano, amor mio, perché questi giorni
son di stanchezza mortale,
di rabbia e agonia
e nulla.”

(“vengano infine” di José Saramago)